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migliore antiossidante

Dalla ricerca e dall’esperienza clinica fino al brevetto, così la medicina diventa impresa

“Pensa, credi, sogna e osa” avrebbe detto Walt Disney. Di quelle parole Valerio Sanguigni, cardiologo e professore presso l’Università di Tor Vergata a Roma, ne ha fatto il leit motiv della propria vita.

Il suo sogno era ambizioso: trovare una “ricetta” che fosse buona al palato e in grado di custodire il segreto della longevità. Perché nell’accezione comune spesso riteniamo, anche a torto, che tutto ciò che sia buono al palato, goloso, possa poi essere deleterio per il nostro corpo e per la nostra salute.

L’esperienza del medico romano Sanguigni – la strada della sua specializzazione, la cardiologia, era segnata già nel suo cognome –  arriva dalla medicina tradizionale (alla quale è fortemente legato). Ben presto però approda all’idea che c’è un potenziale nel “naturale” e negli alimenti che può (e deve) essere assolutamente preso in considerazione. A giocare un ruolo fondamentale sono gli studi che tanto lo appassionano sulle popolazioni longeve. E soprattutto sulle popolazioni longeve sorprendenti, ovvero quei popoli che vivono a lungo ma anche stando bene in salute.  Da lì Valerio Sanguigni inizia a studiare alimenti, ricercando in essi il potere che possono avere sul nostro organismo, nell’ottica della prevenzione delle malattie, in particolare quelle cardiovascolari, e dell’invecchiamento. Dopo studi e anni di ricerca, di esperienza clinica e di confronto con i pazienti, arriva l’idea. “Inventare un superfood e brevettarlo”. “Tutto inizia davanti ad un tè – racconta Sanguigni – rigorosamente verde”.

In un bar di Torino incontro per la prima volta Giovanni Borello, appassionato di studi sugli alimenti. Valerio e Giovanni, distanti per età, carattere e percorso professionale (Giovanni è un perito alimentare) trovano però una sinergia nella passione comune. “Eravamo prossimi – racconta – per l’entusiasmo e quel pizzico di saggia follia che serve per affrontare un’impresa”. L’impresa era ambiziosa: tradurre gli studi fatti in realtà, ovvero validare scientificamente una miscela antiossidante fatta di componenti naturali alimentari, alla stregua di come si fa con un farmaco. Toccare con mano i risultati e infine brevettarla. Insomma un “provare per credere”. “Di frequente mi sentivo chiedere di fronte a indicazioni alimentari che suggerivo: «Dottore, ma perché la maggior parte dei cibi buoni da mangiare fa male alla salute?». In testa avevo maturato l’idea di creare una miscela che potesse avere un effetto antiossidante sull’organismo, che fosse in grado di avere effetti benefici comprovati scientificamente sulla salute. Un prodotto senza controindicazioni, completamente naturale, ma anche gradevole al gusto. Un “farmaco naturale” buono da mangiare, che invogliasse i pazienti a farne uso, che non facesse loro vivere la percezione di assumere un farmaco”. 

A raccontarla così sembra essere stata un’impresa facile. Ed invece sono trascorsi quasi sei anni da allora, tra prove, esperimenti, test alimentari, sperimentazioni su volontari, pubblicazioni e validazioni scientifiche. Poi il brevetto che è diventato prodotto disponibile anche sul mercato. Si chiama Powellnux. Lo produce una start up a Torino. Il composto è un mix di nocciole, cacao e tè verde. Infine il miele, altro alimento ricco di polifenoli. La miscela viene preparata e prodotta sotto forma di crema, con un sistema speciale a freddo, unico nel suo genere, per mantenere inalterato il più possibile il potere antiossidante degli alimenti contenuti, in una azienda artigianale, sempre piemontese. Un gelato a tutti gli effetti, anche se oggi la miscela è diventata anche una barretta e una crema spalmabile. 

Nel nome “Po” sta per power ovvero forza, “well” sta per wellness ovvero benessere, infine “nux” per nocciola in latino. Un nome solo all’apparenza internazionale, poiché la vera anima (la nocciola) della miscela è totalmente made in Italy. Così come italiana è l’impresa e la storia di chi l’ha ideata e prodotta. Il caso Powellnux è il primo esempio di superfood nella prevenzione. Ma è anche una storia d’impresa, oggi raccontata anche in un libro (“Superfood. Il segreto della longevità” di Valerio Sanguigni edito da Aliberti) che insegna che, quando si hanno obiettivi e idee chiare, anche un medico può diventare imprenditore, realizzando un sogno per il proprio bene e quello altrui. E dimostrando che i portentosi cibi, i superfood, se validati scientificamente e adeguatamente impiegati, possono essere davvero utili alla prevenzione e, perché no, coadiuvanti nella cura di alcune malattie.

 

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